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27 ottobre 2010 3 27 /10 /ottobre /2010 07:51

Il mito è lo strumento utilizzato per rivendicare l'identità catalana. All'inizio del ‘900, gli artisti della Catalogna condividono con i compatrioti la necessità di rivendicare un'identità che, fino ad allora, era un dato di fatto che non necessitava di una narrazione.
 

Miró ritrova questa identità nel paesaggio, nella luce, nelle montagne, nei campi lavorati e nelle spiagge brillanti sotto il sole.
 

Tutto ciò conduce Miró verso un'identificazione intensa, quasi atavica, con la natura e il paesaggio del Mediterraneo. I motivi preferiti di Miró, che poi ritorneranno trasfigurati nel corso di tutta la sua lunghissima produzione artistica, sono insetti, lumache e serpenti, oltre naturalmente alle donne, simbolo stesso della Madre Natura, e agli uccelli, visti come animali mitologici.

Il percorso espositivo si apre con alcune opere dedicate al mito di Dafne e Cloe e a quello del Minotauro. Il primo, con la sua attenzione per l'aspetto bucolico, ben si adatta all'esaltazione da parte di Miró della sua terra e della forza dell'uomo quando è in comunione con essa. Quello del Minotauro, evocato da litografie come L'éveil du géant del 1938, e poi ripreso nel 1970 con la scultura Tête de taureau, oltre a rappresentare la relazione e l'interdipendenza fra l'uomo e la natura, simboleggia la bestialità e la violenza cieca dell'uomo che caratterizza quegli anni di guerra.

Lo spazio di Miró, i suoi colori e la sua iconografia, raccontano con chiarezza il temperamento catalano, abitualmente definito come il sentimento della terra, associato a un misticismo esacerbato e a una identificazione con un universo ineffabile. Tale ambivalenza viene risolta, da un lato, con la figura della contadina catalana sfigurata da piedi enormi, dalle lumache, dai serpenti, dagli insetti, dai fiori e dagli alberi, mentre, dall'altro, le scale, gli uccelli, gli insetti volanti, le stelle e le comete descrivono l'evasione dalle contingenze terrene.
 

Analogamente, lo stile si scinde in creazioni in cui si identificano pennellate uniformi di colori vivi, forme dai contorni vigorosi, immagini riconoscibili, a pitture cosmiche, quasi astratte, nelle quali una linea tenue o qualche segno sparso divengono trasparenti in un grande vuoto spaziale.

Anche nella sua maturità, Miró continuerà questa ricerca parallela tra rappresentazione della realtà esterna, attraverso la narrazione di tipo mitologico, e l'aspirazione a una pace interiore, ben espressa dalle illustrazioni per le Costellations di André Breton, in cui la poesia, grande passione di Miró, si coniuga con la sua raffigurazione di uno spazio infinito in cui linee, colori e forme si compongono e si scompongono.

Le serie Archipel Sauvage del 1970 e L'espoir du navigateur del 1973 fanno parte, insieme a altre importanti tele raramente esposte e agli haiku illustrati, di una sezione dedicata ai viaggi come evasione dal contingente verso gli spazi infiniti della mente.

Chiudono il percorso espositivo le sezioni dedicate al mito della donna, della Madre Natura e dell'uccello mitologico. Qui s'incontreranno lavori caratterizzati da colori vivi, pennellate spesse, pesanti tracce di nero che esprimono la violenza del ciclo vitale e della natura; spesso la donna è raffigurata stuprata da un uccello. L'esasperazione delle linee, la rarefazione dell'aria intorno alle figure atrocemente deformate costituiscono il tentativo disperato di esorcizzare i mostri che il mito porta con sé.

 

PER SAPERNE DI PIU'

Joan Miró, pittore catalano, rimase sempre strettamente legato alla sua terra e alle sue vicende, anche a Parigi dove fu uno dei membri più audaci del movimento d'avanguardia del Surrealismo.

La sanguinosa guerra civile di Spagna toccò dolorosamente Miró che, non diversamente da Picasso,
ne dette testimonianza nella sua opera. Durante la seconda guerra mondiale egli si trasferì a Mallorca dove rimase per il periodo della guerra e dove, insieme all'architetto Sert costruì la sua casa-studio che sarebbe poi stata la sua dimora fino alla sua morte. Il ritorno in patria e il successivo impegno con la Fondation Maeght a San Paul de Vence riportarono Mirò a guardare al Mediterraneo come alla patria d'origine della sua gente: i catalani. Dal '33 in poi egli prese a rivisitare i miti del Mediterraneo attraverso una serie di opere eseguite nelle più diverse materie, dalla pittura, all'incisione, alla scultura, alla poesia. Soprattutto, il rapporto con la poesia fu particolarmente importante nell'opera di Miró che considerava l'attività poetica come l’attività più seria a cui un uomo potesse dedicarsi. La mostra che abbiamo ideato con la Fundació Joan Miró di Barcellona seguirà dunque l'opera di Mirò attraverso i miti poetici ed epici del Mediterraneo.

La mostra

La mostra inizierà con le opere (sculture e incisioni) dedicate dall'artista catalano ai miti classici del Minotauro e di Dafne e Cloe.

Il tema della guerra e in particolare del ruolo delle Donne combattenti comparirà in una serie di importanti incisioni denominate “la serie di Barcellona”.
L'angoscia per la guerra civile spagnola si esprimerà, in collaborazione con Picasso nella famosa serie "Rossa e Nera" realizzata da Miró durante la seconda guerra mondiale.

Con il ritorno della pace e della serenità nell'animo dell'artista il suo occhio si volge al cielo degli antichi miti. Ventidue tavole a colori denominate "Le costellazioni" verranno presentate in mostra accompagnate ciascuna da una poesia di Breton.

 

Il mito del viaggio e dell'eterno navigare verrà illustrato dalle lussureggianti tavole di "Arcipelago selvaggio" a cui faranno da riscontro una quindicina di sculture in cui Mirò ricerca e trova la capacità espressiva dei popoli primitivi. Dall'altra, l'idea del viaggio si riproporrà in una decina di tele di grande valore poetico che confluiranno nella scoperta dell'Oriente e nell'illustrazione di una serie di Haiku.

La grande sala del piano terra verrà dedicata al mito fondante della Mater natura che Miró tratterà in una straordinaria serie di dipinti a olio poco conosciuti, e in opere dipinte in acrilico e a gouache nelle ultime due sale.
Una sezione a parte sarà dedicata al tema della matericità del paesaggio attraverso opere costruite da materiali vari, quali tele di sacco, corde e altro che, a causa della loro fragilità, non sono abitualmente esposte.

 

INFORMAZIONI

Blu Palazzo d’Arte e Cultura
Lungarno Gambacorti, 9
56125 - Pisa
9 ottobre 2010 – 23 gennaio 2011

Orari
Da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso. (la biglietteria chiude un’ora prima).

Orari di apertura e riduzioni sul biglietto di ingresso possono essere soggetti a variazioni, è quindi consigliabile verificarli prima della visita contattando
il call center 199285141 o 050.500197

Biglietti individuali
Intero € 8,00
Ridotto € 6,50:

over 65 anni, studenti universitari fino a 26 anni, minori di 18 anni, insegnanti, guide turistiche, titolari di coupon e convenzioni, titolari card Giunti al Punto, carta Touring
Ridotto convezioni € 6,00
Trenitalia, carta SocioCoop
Ridotto possessori BLU card € 5,50
Omaggio:
giornalisti accreditati, portatori di handicap e accompagnatori, tessera ICOM

Diritto di prevendita: € 1,50
Per maggiori informazioni sulle tariffe individuali e sui biglietti omaggio scarica la scheda delle tariffe individuali. La prenotazione è vivamente consigliata nei week end.

Gruppi, scuole e visite guidate
Impegno e Futuro
Tel. +39 050 28515
GRUPPI Tel. +39 050.28515
NUMERO VERDE GRATUITO (per telefono fisso) 800144385
Fax. +39 050 503532
info@impegnoefuturo.it

Ridotto gruppi: euro 6,00:
min. 10, max 25 persone (un ingresso omaggio per il capogruppo)
Prenotazione obbligatoria euro 24,00 a gruppo

Visite guidate (solo su prenotazione) euro 70,00

Biglietti scuole euro 4,50 (due ingressi omaggio per gli accompagnatori) comprensivo di oneri per prenotazione e prevendita obbligatorie.

Visite guidate (solo su prenotazione) euro 45,00

 

( Fonte: www.palazzoblu.org/ www.miropisa.it)

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