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4 ottobre 2010 1 04 /10 /ottobre /2010 14:51

Klee, Picasso, Monet, Chagall, sono solo alcuni dei grandi nomi della pittura presenti al museo Rosengart di Lucerna.

Le opere appartengono alla collezione privata di Siegfried e Angela Rosengart, una famiglia di mercanti d'arte legata a doppio filo agli artisti che espone.

 

Lucerna, 10.15 del mattino. Ad attenderci sulla soglia del grande portone in legno e ferro battuto colei che ha deciso di offrire al mondo la possibilità di ammirare i capolavori di alcuni tra i più grandi maestri della pittura degli ultimi 150 anni.

"Era un peccato tenere nascoste delle meraviglie simili", dice Angela Rosengart.

Il museo Rosengart è nato nel 2002 per volere di Angela Rosengart, che 10 anni prima aveva dato vita all'omonima fondazione allo scopo di conservare e rendere accessibili al pubblico le 220 opere circa che compongono la ricca collezione.

"Pensare che una volta tutti questi quadri era appesi alle pareti di casa nostra senza neppure le cornici", confida la fondatrice.

Il padre di Angela, Siegfried Rosengart, è stato uno dei più grandi galleristi del secolo scorso. Conosceva personalmente quasi tutti gli artisti che esponeva. Ad alcuni di loro era legato da un profondo rapporto d'amicizia. Su tutti Pablo Picasso.

"Mio padre adorava gli impressionisti e i classici. È stato lui a trasmettermi l'amore per la pittura", racconta Angela Rosengart, mentre ci accompagna a visitare il museo.

 

Un forziere per custodire dei tesori

"Qui dove ci troviamo ora, una volta c'erano gli sportelli della banca". L'edificio che oggi ospita il museo Rosengart fino a pochi anni fa era infatti la sede della filiale lucernese della Banca nazionale svizzera.

Situato in pieno centro città, a due passi dalla stazione e dal Lago dei quattro cantoni, questo immobile in perfetto stile neoclassico – costruito tra il 1923 e il 1924 – era destinato un giorno ad ospitare la collezione Rosengart.

"Come l'ho visto ho capito subito che questo era il luogo dove avrei voluto esporre la mia collezione", prosegue Angela Rosengart.

Gli interni del museo sono stati curati dal celebre architetto svizzero Roger Diener, curatore di molti musei e gallerie d'arte, tra le quali la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

Angela Rosengart è entusiasta del risultato finale. "È proprio come lo volevo", afferma soddisfatta.

 

Picasso, l'amico di famiglia

Eccoci nella prima sala. Questa, così come tutto il resto del piano terreno, è interamente consacrata al grande maestro spagnolo Pablo Picasso.

I quadri – qui così come nelle altre sale – sono esposti in ordine cronologico, in modo da poter osservare il processo evolutivo dell'artista.

"Lo sviluppo artistico di un pittore rispecchia la sua evoluzione personale e interiore e si riflette di conseguenze nelle sue opere", spiega la fondatrice del museo.

L'esposizione lucernese si concentra sul periodo posteriore al 1938 e più precisamente tra gli anni '50 e '60. Con più di 40 tele, quella dedicata all'artista iberico è la seconda collezione in ordine d'importanza del museo.

Per i Rosengart, Pablo Picasso non era solo un grande artista, era anche un caro amico di famiglia. Tanto che più di una volta la stessa Angela ha posato per lui.

Quando le chiediamo che persona era il genio di Malaga, lei risponde con un semplice – ma inequivocabile – "affascinante".

 

I "figli" di Angela Rosengart

Saliamo ora al primo piano. Qui sono esposte alcune opere dei più grandi esponenti dell'Impressionismo e dei Classici moderni: Braque, Cézanne, Kandinsky, Matisse, Miró, Modigliani, Monet, Renoir e tanti altri.

Tra i vari capolavori esposti vi sono dei disegni di Chagall con dedica personale a Siegfried Rosengart. Per Angela, questi quadri sono molto di più che delle semplici opere d'arte. "Per me sono come dei figli".

In mezzo alle due sale principali vi è una piccola stanza. All'interno un grande tavolo rotondo al centro, ai piedi un tappeto blu e le pareti ricoperte da scaffali. È la sala dei direttori, quella dove un tempo si tenevano le riunioni dei vertici della banca e dove venivano prese le decisioni più importanti.

"È rimasta uguale come allora. Non è stata toccata. Abbiamo solo messo un televisore sul quale mandiamo le immagini della giornata d'inaugurazione", racconta Angela Rosengart, quasi imbarazzata nel rivedersi entrare al Palazzo dei Congressi di Lucerna accompagnata dal sindaco della città.

 

Tra luci e ombre spunta Klee

Scendiamo ora nel seminterrato. Qui il sole non entra, la luce artificiale è soffusa per non rovinare le opere più delicate.

Ci troviamo nella sala dedicata al grande artista, pittore, disegnatore e grafico svizzero Paul Klee. Fra acquarelli, disegni e tele realizzati tra il 1910 e il 1940 sono ben 125 le sue opere esposte – oltre la metà di quelle che compongono l'intera collezione Rosengart.

Tra i vari quadri appesi c'è "La piccola X", il primo quadro acquistato da Angela Rosengart all'età di 16 anni. "Io adoro Klee", sospira.

"Il villaggio di montagna", un'opera del 1934, è una delle sue preferite. "È un quadro molto bello. Pieno di colori. È per questo motivo che l'abbiamo spesso utilizzato per promuovere le nostre esposizioni".

Sono da poco passate le 11, la nostra visita è finita. Mentre usciamo nuovamente alla luce del sole, un gruppo di turisti cinesi entra nel museo ignari che la signora davanti a loro è stata una modella di Picasso e ha conosciuto i più grandi pittori dell'ultimo secolo.

Non sanno che è Angela Rosengart, la donna che ha aperto la sua casa al mondo.

Fonte: www.swissinfo.ch/ Autore: Michel de Marchi, Lucerna

 

Per saperne di più:

 

Siegfried Rosengart fu uno dei principali mercanti d'arte del secolo scorso. Per la sua collezione privata raccolse numerose opere di Pablo Picasso, Paul Klee e di altri grandi maestri del primo '900.

La figlia Angela ha ereditato la passione paterna e nel 1992 ha creato la fondazione Rosengart allo scopo di conservare e rendere accessibili al pubblico le 220 opere circa che compongono la collezione di famiglia.

Il 25 marzo 2002 a Lucerna è stato ufficialmente inaugurato il museo Rosengart, che ogni anno accoglie oltre 40'000 visitatori da tutto il mondo.


Key facts

La collezione Rosengart si compone di circa 220 opere di ventitre tra i maggiori esponenti dell'Impressionismo e dei cosiddetti Classici moderni.
In particolare comprende 125 opere di Klee e una cinquantina di Picasso.
Tra gli altri artisti figurano: Bonnard, Braque, Cézanne, Chagall, Dufy, Kandinsky, Laurens, Léger, Marini, Matisse, Miró, Modigliani, Monet, Pissarro, Renoir, Rouault, Seurat, Signac, Soutine, Utrillo e Vuillard.

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4 ottobre 2010 1 04 /10 /ottobre /2010 14:43

Così come Paul Klee non era solo un pittore, il centro a lui dedicato non è solo un museo, ma una piattaforma per ricercatori, amanti della musica e bambini.

Il museo di Berna, progettato dal famoso architetto italiano Renzo Piano, raduna più di 4'000 delle 10'000 opere di Klee: la più grande collezione monografica del mondo.

 

Il nome la dice già piuttosto lunga: "centro", non museo. Un classico museo d'arte colleziona e custodisce delle opere e le presenta sotto forma di mostra. Il Centro Paul Klee, al contrario, comprende pure altre forme d'arte e si fa forte del concetto di mediazione.

"Il grande insegnamento del Bauhaus, di cui Klee fu uno degli insegnanti più importanti, è il concetto del fecondarsi reciproco delle varie espressioni artistiche". Così commenta la poliedricità di Paul Klee l'architetto Renzo Piano, che ha cercato di riflettere questa poliedricità anche nel progetto del Zentrum Paul Klee.

Attraverso concerti, rappresentazioni teatrali, letture, programmi accademici estivi o workshop il centro vuole aprire nuove vie per facilitare l'accesso del pubblico alle opere illustrative, musicali, letterarie e pedagogiche di Paul Klee. Allo stesso tempo, una sezione della ricerca al suo interno vuole assumere il ruolo di centro di competenza scientifico.

Tre colline artificiali a forma di onda alla periferia di Berna, immerse nel verde, collegate da una passerella: una scultura paesaggistica, "un lavoro più da topografo che da architetto", secondo Renzo Piano.

 

Klee, artista e poeta figurativo

La collezione, il cuore del centro, si trova nella collina centrale. Comprende più di 4'000 opere, quasi la metà dell'intero patrimonio artistico lasciato da Klee.

Esposte, accanto a molti quadri famosi, anche le sue opere di gioventù ed oggetti e quadri privati che, ad esempio, Klee aveva ricevuto in dono da Wassily Kandinsky, Franz Marc o Alexej von Jawlensky, artisti con i quali aveva tessuto relazioni d'amicizia.

Nell'esposizione permanente al piano terra, si possono osservare circa 200 opere che vengono sostituite due volte l'anno. Al piano inferiore, invece, si tengono ogni anno quattro esposizioni speciali che si occupano prevalentemente dell'atmosfera storica e culturale ai tempi di Paul Klee e delle loro influenze sull'arte contemporanea.

 

Klee ricercatore e musicista

Il confronto scientifico con l'opera di Paul Klee si svolge all'interno della collina a sud e si basa in primo luogo sulle risorse dell'ex fondazione Paul Klee, istituto che sin dalla sua creazione, più di 50 anni fa, è assurto al ruolo di leader tra i centri di ricerca.

Ma Paul Klee era anche un eccellente violinista: il cuore della sezione musicale del centro è la grande sala da concerto ubicata sotto la collina più a nord. La sezione dispone di un archivio ampio e scientificamente strutturato, composto da più di 250 partiture e da circa 170 composizioni su nastri che fanno riferimento alle opere di Klee o che ne sono ispirati.

L'offerta comprende veri e propri concerti nell'apposita sala e spontanei "concerti da 20 minuti" improvvisati, di tanto in tanto, in tutto il centro.

 

Klee pedagogo

I locali sopra la sala da concerto sono occupati dal museo per bambini Creaviva, finanziato da una fondazione indipendente e che dispone di un proprio budget. Il museo vuole promuovere i concetti pedagogici che Paul Klee aveva elaborato durante la sua attività di insegnante del Bauhaus.

Come altri artisti della sua epoca Klee vedeva le radici dell'arte nella creatività innata dei bambini. Creaviva si rivolge dunque ai bambini "dai 4 ai 99 anni" e offre loro la possibilità, nei suoi tre atelier, di lasciare libero spazio alla creatività.

Fonte: www.swissinfo.ch/ Autore: Nicole Aeby

 

Per saperne di più:

 

Inaugurato nel giugno 2005, il Zentrum Paul Klee (ZPK) vuole rendere omaggio all'artista tedesco, che aveva vissuto buona parte della sua vita a Berna e aveva ottenuto la nazionalità svizzera solo dopo la sua morte.

Il museo, la cui nascita è stata resa possibile dalla donazione di un privato, raccoglie circa 4000 opere di Paul Klee, di cui solo una piccola parte viene esposta.


Key facts

207'000 sono stati i visitatori nei primi sei mesi.

Lo spazio pubblico del museo è stato molto frequentato anche fuori dagli orari d'apertura della mostra a pagamento.

In estate la metà dei visitatori viene dall'estero, soprattutto da Germania, Francia e Italia.

Il centro è costato circa 125 milioni di franchi (finanziato interamente da privati).


Centro Paul Klee

Il Centro Paul Klee, situato alla periferia di Berna, è costituito da tre forme arrotondate che escono dal terreno come una specie di scultura paesaggistica.

Le tre "colline" (nord, centrale, sud) sono collegate tra di loro da uno spazio pubblico, ad ingresso libero. Un percorso interno lungo 150 metri.

Oltre alle mostre d'arte, il Centro Paul Klee propone anche un palcoscenico per musica, teatro, danza, letteratura e spazi per conferenze e seminari.


 

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24 settembre 2010 5 24 /09 /settembre /2010 22:06

Il più grande e prestigioso Museo d'arte della Svizzera propone capolavori della pittura e della scultura dal 15esimo al 20esimo secolo.

Una collezione che riflette la ricchezza commerciale e industriale di Basilea, ma anche la storica passione per l'arte dei suoi abitanti.

 

I basilesi amano l’arte, la loro città e soprattutto il loro Kunstmuseum. Numerosi capolavori esposti al Museo d’arte provengono da donazioni di privati, da crediti speciali approvati dai cittadini, da contributi versati dai sindacati e perfino dai famosi gruppi carnevaleschi.

Così, Basilea è quasi riuscita a far dimenticare la sua immagine di città industriale e, oggi, può essere considerata la capitale svizzera dell'arte.

Centro storico di antiquariato e di commercio dell’arte, con le sue gallerie e la sua prestigiosa fiera internazionale, la città sul Reno è ormai diventata anche uno dei centri di cultura più importanti in Europa, come lo dimostrano i suoi prestigiosi musei.

E il Kunstmuseum rappresenta sicuramente la punta di diamante dei templi basilesi dell’arte, molti dei quali sono sorti soltanto in quest'ultimo decennio grazie allo spirito filantropico di industriali e commercianti, ma anche alla passione di tutta la popolazione.

 

Generosi per convinzione .....

L'amore dei basilesi per l'arte ha commosso perfino Picasso. Nel 1967 la Fondazione Rudolf Staechelin decide di vendere due dipinti del grande maestro che per anni erano stati “prestati” al Kunstmuseum.

Ma i cittadini, ben intenzionati a non staccarsi dalle due opere d’arte, in una votazione popolare accettano di stanziare i fondi necessari per acquistare i quadri.

Alle urne una maggioranza netta di cittadini si esprime infatti in favore dell’acquisto. La Fondazione rinuncia ai 14 milioni che le erano stati proposti e chiede ai basilesi “solo” 9 milioni, poi ridotti a 8,4.

“Picasso”, racconta a swissinfo Gian Casper Bott, storico dell'arte, “colpito dalla decisione dei basilesi, regalò alla galleria d’arte ben 4 sue opere”.

 

..... e per tradizione

A Basilea le donazioni hanno già una lunga tradizione. Nel 1662 Basilius Amerbach, un notabile basilese, acquistò per l'università un'importante collezione di oggetti, pubblicazioni e dipinti di maestri tedeschi e svizzeri del '500 - unitamente al lascito dell’umanista Erasmo da Rotterdam.

La collezione - nota con il nome di gabinetto Amerbach, dal nome del collezionista - fu il primo passo verso la creazione dell’importante patrimonio artististico che, nel 1936, venne integrato nell’attuale museo.

Ancora oggi il gabinetto Amerbach, al quale sono dedicate tre sale, costituisce il nucleo del Museo d’arte, il cui compito principale è quello di curare, conservare e ampliare la collezione.

La famiglia Amerbach era una delle principali famiglie di editori dell’inizio del 16esimo secolo. Tra i suoi membri spicca anche Bonifacius, il padre di Basilius, che fu docente di diritto romano e rettore dell'Università di Basilea, come pure amico di Erasmo da Rotterdam e del grande pittore Hans Holbein il Giovane.

 

La pittura del '500 del '600

D'altronde, Holbein, che aveva adottato la cittadinanza di Basilea, rappresenta ancora oggi una figura chiave del Kunstmuseum: uno dei quadri del geniale artista viene considerato un po' come “il dipinto” della città sul Reno.

Si tratta del “Cristo morto”, del 1521, una salma allungata su un telo bianco, davanti ad uno sfondo verde scuro. Una morte palpabile nella sua crudezza.

Un Cristo che Fiodor Dostojevski volle vedere da vicino: al museo salì perfino su una scala per ammirare meglio il dipinto, di cui parlerà nell’”Idiota”. Anche Lenin, decenni più tardi, durante il suo soggiorno a Zurigo, si recò appositamente a Basilea per osservare il quadro.

"Il '500 e il '900 sono i due periodi salienti del Kunstmuseum", spiega a swissinfo Gian Casper Bott. Dal canto loro, il 16esimo e il 17esimo secolo sono rappresentati dai grandi maestri olandesi e fiamminghi come Rembrandt, Rubens, de Hooch o van Mieris. Il museo propone 350 di questi dipinti.

Manca invece il '700, probabilmente troppo barocco e aristocratico per una città di commercianti.

 

Omaggio a Böcklin

Il Kunstmuseum ospitò la prima collezione di pittori svizzeri moderni, cioè dell’'800: Hodler, Anker, Calame, Segantini e soprattutto Böcklin, grande ammiratore di Holbein e di cui il museo possiede la più vasta collezione di dipinti.

Arnold Böcklin, nato nel 1827 a Basilea, fu una delle personalità artistiche di maggiore spicco del tardo '800 nel mondo germanofono. Un pittore simbolista che anche nell’era della rivoluzione industriale si lascia incantare dai miti e dalle leggende.

Famosi sono la sua “Isola dei morti”, “Ulisse e Calypso” , o il mistico “Bosco sacro”. Böcklin fu un grande ispiratore dell'espressionismo, come pure di Giorgio de Chirico che lo considerava il suo pittore preferito.

 

I francesi e i cubisti

Il museo d’arte di Basilea offre al visitatore anche una ricca collezione di quadri di pittori francesi dell’1900, tra cui anche numerosi impressionisti. Tra i grandi nomi citiamos soltanto Delacroix, Renoir, Corot, Degas e poi Pissarro, Monet, Cézanne, Gauguin.

In un museo moderno non potevano mancare i cubisti. La collezione del Kunstmuseum è unica al mondo e permette al visitatore di seguire l’evoluzione di questo importante movimento artistico.

Basilea propone, tra l'altro, i grandi nomi del cubismo: Picasso, presente in tutte le sue fasi e con una delle più importanti nature morte del 20esimo secolo, Braque, dalla grande fecondità artistica, Juan Gris e Fernand Léger, dal cubismo più colorato, più leggero.

 

Il 20esimo secolo

Ma le sorprese del Museo d’arte di Basilea sono infinite. La collezione di pittura del 20esimo secolo è particolarmente ricca e propone capolavori di Chagall, Munch, un superbo “La fidanzata del vento” di Kokoschka, Kandinsky, Delaunay.

Non mancano i rappresentanti della nuova oggettività come Mondrian o i surrealisti Dalì e Max Ernst.

Il Kunstmuseum ospita anche un’importante collezione di opere americane del 20esimo secolo. Si possono ammirare i rappresentanti della scuola di New York - Jasper Johns, Barnett Newman e Pollock - con alcune opere chiave della pittura americana.

Sono spesso quadri alti più di due metri, monocolori, di un espressionismo astratto. Alla fine degli anni cinquanta, la Svizzera era forse il Paese europeo più informato sulla nascente pittura americana e proprio gli anni '40 e '50 furono anni di gloria per il Kunstmuseum.

Il Museo d’arte di Basilea fu ad esempio il primo ad ospitare un Calder, acquistato già nel 1949. Anche la Pop Art è presente nella città sul Reno con una serie di opere di Jeff Wall e Andy Warhol.

Il Kunstmuseum espone, infine, anche una serie di sculture e plastiche, disseminate lungo gli ariosi ed eleganti corridoi: Giacometti, Tinguely, Rodin. Di quest’ultimo colpisce la scultura “Les bourgeois de Calais”, nel cortile antistante l’entrata, simbolo del Museo d’arte di Basilea.

Fonte: www.swissinfo.ch/ Autore: Elena Altenburger, Basilea

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10 settembre 2010 5 10 /09 /settembre /2010 13:57

Al Technorama di Winterthur la scienza è letteralmente a portata di mano: 5000 metri quadrati di esposizione interattiva per rendere tangibili fenomeni come il magnetismo, l’elettricità o i tornado.

Nato nel 1990, il Technorama è oggi una meta apprezzata da «sperimentatori» d’ogni età.

 

Visitare un museo sapendo che non solo si possono toccare gli oggetti esposti, ma che anzi si deve proprio farlo, è un’esperienza abbastanza inconsueta. La propone il Technorama di Winterthur che già al primo sguardo seduce con il suo abito di paillettes. Le migliaia di piastrine d’alluminio che ricoprono la facciata del museo sono opera dell’artista Ned Kahn e come le onde del mare s’increspano ad ogni soffio di vento.

Risultato? Il vento, oltre a poter essere sentito sulla pelle, diventa visibile. Una volta varcata la soglia del Technorama, l’idea di fondo non cambia: oltre 500 postazioni ed un laboratorio permettono di afferrare con i sensi il mondo delle scienze naturali e di capire come nascono le illusioni ottiche, quali leggi governano la fisica dei corpi rotanti o che aspetto hanno le turbolenze meteorologiche.

«Rendere visibile l’invisibile è uno dei nostri principi più importanti», confida a swissinfo Remo Besio, direttore del Technorama. «Già Tommaso d’Aquino affermava che “ciò che non è nei sensi non può essere compreso”. Noi portiamo avanti questa filosofia».

 

Il lato estetico dei fenomeni scientifici

Magma bollente, tornado di fuoco, bolle di sapone gigantesche: non di rado gli exhibit – come vengono chiamati gli oggetti esposti – sono belli da guardare e proprio per questo restano impressi nella mente del visitatore.

Al lato istruttivo, ricercato da chi desidera scoprire come funziona il mondo, si aggiunge quindi la fascinazione estetica.

Aldilà dell’intrinseca bellezza dei fenomeni naturali, ciò è dovuto anche ad una cosciente ricerca estetica degli autori di alcuni degli exhibit.

«Molti degli oggetti esposti», spiega Besio, «sono nati sui banchi di scuola o nei laboratori, come mezzi didattici per spiegare determinati fenomeni. Altri però sono stati ideati da artisti che grazie all’impiego di fumo, luci particolari o laser sono riusciti a rendere visibili cose che nella vita di tutti i giorni non lo sono».


Divertimento istruttivo

Certo, chi entra al Technorama non esce con una laurea in fisica, ma la sua curiosità sarà stata solleticata da qualcosa d’altro che un televisore. Il centro scientifico di Winterthur d'altronde non ambisce a formare dei piccoli Einstein, il suo obiettivo è piuttosto quello di svolgere un lavoro di pubbliche relazioni per la scienza.

«Vogliamo che le persone che ci rendono visita sviluppino un maggiore interesse per il mondo della scienza e della tecnica», dichiara il direttore del Technorama. «E per raggiungere quest’obiettivo facciamo in modo di divertire ed intrattenere il pubblico». La parola magica si chiama «interattività» e nel 1990 ha trasformato, salvandolo, un museo vecchio stampo a corto di visitatori. «Fare, toccare, esperimentare in prima persona: è questo che piace alla gente».

Il Technorama oggi è una meta che piace alle famiglie, agli insegnanti desiderosi di entusiasmare i ragazzi per le scienze naturali e a tutti i curiosi, giovani e meno giovani, interessati a divertirsi imparando. L’interattività sembra essere riuscita ad abbattere anche la storica – e socialmente determinata – antipatia per la scienza delle donne.

«Quando questo era un museo prettamente tecnico, con un centinaio di vetrine espositive, si vedevano pochissime donne», ricorda Remo Besio. «Oggi la metà dei visitatori è di sesso femminile. Le ragazze tra i 12 e i 15 anni, poi, si trattengono più a lungo dei loro colleghi maschi e studiano in modo più approfondito gli exhibit. È la dimostrazione che la scarsa affinità delle donne con le discipline tecniche è solo un pregiudizio».

 

Unico concorrente, il sole

La forza d’attrazione del Technorama arriva fino alla Germania. In media un visitatore su cinque è tedesco. Questo dà la dimensione del successo dello «Science center» di Winterthur.

In Europa esistono altre iniziative simili – come la Cité des Sciences di Parigi o la Cittadella scienza di Napoli – ma il Technorama è l’unico a puntare esclusivamente sull’interattività.

Il numero dei visitatori sfiora le 250’000 unità, un risultato che è rimasto costante negli ultimi anni. Solo il sole sembra riuscire a far flettere il numero delle entrate. Pare che ad un museo, per quanto interessante possa essere, la gente preferisca ancora la classica scampagnata.

Se molti sono i visitatori provenienti dalla Svizzera tedesca e dalla Germania, pochi sono per contro i confederati di lingua italiana e francese che si spingono fino a Winterthur. Peccato, visto che il Technorama è uno dei pochi musei ad aver tradotto in modo impeccabile tutte le informazioni che riguardano l’esposizione permanente nelle altre due lingue ufficiali del paese.

( Fonte: swissinfo/ Autore: Doris Lucini, Winterthur)

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