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Mostre, Festival, Eventi. Gallerie d'arte, Musei italiani ed europei. Il tempo libero al servizio dell'arte

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CLAUDE MONET A PARIGI, GRAND PALAIS

La mostra, divisa in 17 percorsi, ruota intorno al 1890, anno di svolta nella carriera di Claude Monet (Parigi, 1840 - Giverny, 1926) che s'impone come uno dei più importanti paesaggisti: le sue tele vengono quotate 2.500 franchi, quando un litro di latte costa 10 centesimi.
 

La visita si apre con i lavori nella foresta di Fontainebleau (1865), prosegue con quelli in Normadia, tra cui la Terrasse à Sainte-Adresse (1867), poi nella periferia parigina, con la celebre Grenouillère (1869); ecco Parigi, con La gare Saint-Lazare (1877), Londra con Le Parlement, effet de soleil (1903), ma anche i paesaggi di Vétheuil (1880), Argenteuil (1871-73) e Giverny, dove Monet risiedette sino alla fine dei suoi giorni. Ancora oggi si può visitare la sua dimora con lo stagno e le celebri ninfee, il ponte giapponese e il bellissimo giardino.
234x60 Banner libri antichi e da collezione Il viaggio continua a sud, sul Mediterraneo, da Antibes (1888) a Bordighera (1884), e poi a Venezia, dove spicca Le Palais Contarini (1908). Una sala è dedicata alle cinque variazioni di Roy Lichtenstein ispirate ai dipinti della cattedrale di Rouen.

Tre sono i fili conduttori della retrospettiva. Primo è la ripetizione del soggetto, tecnica che Monet svilupperà dal 1880 al 1890, stimolato dagli effetti della luce e dalle sue variazioni. Il secondo è l'interiorità, l'aspetto meditativo nella pittura di Monet, come nelle tele dipinte a Venezia nel 1908, in cui prendono vita paesaggi immaginari in una città deserta. Terzo è la decorazione, che trova la sua massima espressione nel ciclo delle Nymphéas (1920), decorazioni murali di casa al museo dell'Orangerie.

 

Panta rei, il celebre aforisma di Eraclito secondo il quale il continuo mutamento non permette all'uomo di ripetere un'esperienza più d’una volta, sembra risolversi nella ricerca pittorica di uno fra i massimi esponenti dell'Impressionismo. "Questi paesaggi d'acqua e di riflessi sono diventati un'ossessione”, scrive Monet. In questo contesto s'inserisce l'ossessione per la ripetizione dei temi, per afferrare l'attimo fuggente (si veda la serie sulla Cattedrale di Rouen, le Ninfee o i Covoni).

Protagonista di questo continuo divenire è la luce, trattata come elemento organico e non come artificio stilistico; luce che rende l'atmosfera ente sensibile, fa fuoriuscire l’essenza dei soggetti, e in particolare l'acqua, tema prediletto dell'artista. "Tutto cambia, anche se di pietra”, asserisce il grande paesaggista, che non cerca di rappresentare il trascendentale ma l'esperienza unica e irripetibile del visibile. Come in La Manneporte (1886), la grande roccia ad arco incastrata nel mare di Étretat, nel nord della Francia, meditazione sul trascorrere del tempo tra geologico e atmosferico.

Ma la rapidità delle sue pennellate si contrappone al desiderio di contemplazione; scrive Monet: "È con l'osservazione, le riflessioni, che si trova”. La pittura come filosofia, dunque, in cui la riflessione prende il via dall'effimero e viceversa. Come sosteneva Wittgenstein, la filosofia è un'attività concreta, non mera teoria. ( Fonte: www.exibart.com)

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