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Il tormentato pittore olandese è in mostra da ieri sera al Vittoriano di Roma. Un imperdibile percorso nella sua storia artistica, una mostra ricca ed interessante mette a confronto la produzione dell’artista con il suo tempo e i suoi valori.
Si preannuncia come un successo la mostra “Vincent Van Gogh – Campagna senza tempo, Città Moderna”, aperta ieri sera con una fila inaspettata anche per un’inaugurazione al Vittoriano. L’Ala Brasini del monumento di Piazza Venezia ospita fino a febbraio il pittore olandese, dando spazio anche ad opere meno conosciute, ma soprattutto mettendo in luce interessi spesso oscurati dai tragici racconti relativi alla sua vita. La mostra infatti, pur ospitando quadri provenienti da importanti collezioni come quelle del Museo Van Gogh e del Rijksmuseum di Amsterdam e del Guggenheim di New York, non sa di “già visto” ed offre al pubblico una visione alternativa, concentrandosi invece sul percorso artistico. Non si tratta quindi di una raccolta di pezzi “di serie B”, ma di un percorso diverso, una strada meno battuta, e di certo interessante. Due sono infatti I temi principali: il contrasto tra città e campagna, entrambe amate e immortalate dal pittore in diversi periodi della sua vita, e le influenze: non solo gli artisti, ma anche i quadri che ebbero un forte impatto sul suo modo di dipingere e sulla sua ricerca del “moderno”. Sebbene dipingesse per dare sfogo al suo carattere tormentato,infatti, Van Gogh era animato da una forte ma lucida ambizione che lo spingeva a sperimentare per trovare la sua strada per la modernità: il suo desiderio era quello di essere ricordato negli anni.
VALORI E COLORI – L’opposizione tra città e campagna è un tema non molto considerato quando si parla dell’artista, ma fortemente presente nelle sue opere: Van Gogh le amava entrambe e, avendo vissuto e dipinto in Olanda, Belgio e Francia, ebbe la possibilità di rappresentarle cercando sempre di coglierne quella che per lui era la vera essenza. I luoghi in cui il pittore si trovò a dipingere acquistano così particolare importanza, non solo per il cambiamento di colori (marrone scuro per la campagna olandese, rosa e blu tenui per Parigi, verde e blu, sia chiari che scuri per le campagne e I parchi di Arles…) ma anche per il significato e la connotazione sociale che Van Gogh dà loro: la campagna come sede dei valori, delle tradizioni, e allo stesso tempo del lavoro manuale e la città come culla della modernità, del nuovo ,del progresso.
CIPRESSI CON DUE FIGURE – Le sue sperimentazioni, spesso legate a incontri e conoscenze che fece a Parigi (soprattutto grazie al fratello Theo e all’impressionista Camille Pissarro, che lo introdusse agli impressionisti come anche ai puntinisti) lo portano così a sviluppare uno stile unico, la cui apoteosi, all’interno della mostra, è rappresentata dai “Cipressi con due figure”. Nel quadro è possibile riaccostare l’artista a ciò che abbiamo in precedenza visto di lui non solo per quanto riguarda il soggetto, ma anche per i colori e le caratteristiche pennellate.
Il percorso, strutturato in questo modo,infatti, ci permette di immergerci gradualmente nel mondo di questo artista, dimenticando ciò che sappiamo di lui per poi seguirne l’evoluzione. Così ci accorgiamo di particolari e riscopriamo caratteristiche che spesso vengono date per scontato, come per esempio la corposità delle sue pennellate: messo a confronto con un vicino dipinto di Cézanne, il suo “Cipressi” sembra quasi acquisire una terza dimensione grazie ai grumi di colore ad olio che vediamo sulla tela, che lo rendono simile ad un bassorilievo. Il confronto diretto con le opere di altri pittori, inoltre, ci fa seguire da vicino la sua lotta per l’individualità e le sue sperimentazioni, mostrandoci gli artisti che ammirava e spesso imitava, come Millet, ma anche quelli con cui si trovò a stretto contatto, come i puntinisti Seurat e Signac e i post-impressionisti Gauguin e Cézanne. Sotto questo punto di vista la mostra offre un egregio esempio di ricerca da parte dei curatori, che sono riusciti a riunire i quadri di Van Gogh con quelli a cui si era fortemente ispirato, provenienti da altre collezioni, spesso private.
UN SAGGIO ALLESTIMENTO – Come sempre ottimi i pannelli informativi e godibilissimi anche quelli destinati al percorso didattico, che spiegano con intelligente semplicità i fil rouge della mostra, le intenzioni e le tecniche dell’artista. Peccato per l’assenza del video introduttivo, un must delle mostre al Vittoriano, in favore tuttavia di ulteriori pannelli, decisamente interessanti ma non agevolissimi, soprattutto in presenza di un pubblico significativo come quello di ieri sera. In conclusione una mostra da non perdere per conoscere ed apprezzare il percorso artistico di uno dei più grandi pittori del XIX secolo. ( Fonte: www.giornalettismo.com)
Autore: Mariachiara Ventura