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Mostre, Festival, Eventi. Gallerie d'arte, Musei italiani ed europei. Il tempo libero al servizio dell'arte

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LUCAS CRANACH A ROMA, GALLERIA BORGHESE

Indipendentemente dalle esposizioni in corso, quando si attraversano le sale della Galleria Borghese si percepisce tra le opere della collezione permanente del museo una presenza straniante e stupefacente: un dipinto diverso da tutti per la sua atmosfera algida, suggerita dai neri e dai bruni che si coniugano con l’eterea nudità di una figura femminile dai tratti allungati e dalla carnagione chiara.

 

Chi si sofferma su questa immagine tanto diversa dalla donna carnale e seducente del Rinascimento italiano, così ben definita dalle opere del Brescianino e del Dossi proprio nella stessa sala, scopre che l’autore è Lucas Cranach il Vecchio (Kronach, 1472 - Weimar, 1553) e quel dipinto è Venere e Amore che reca il favo di miele.

 

Attorno a questo quadro della collezione Borghese si coagula l’idea della mostra attuale, quinto evento della serie di dieci monografie in corso, dopo Raffaello, Canova, Correggio e Caravaggio.
Cranach rappresenta un Rinascimento del tutto diverso da quello che caratterizza l’arte italiana, soprattutto scevro dal costante riferimento all’antico. Dunque, al canone ideale albertiano della proporzione e dell’equilibrio si contrappone un concetto di bellezza e di espressività ispirato ai modelli fiamminghi, spesso segnato da asimmetrie. Il confronto tra la ritrattistica di Tiziano e Cranach è in tal senso sorprendente.

Eppure Cranach non volge le spalle alle novità pittoriche che si vanno diffondendo nelle grandi corti italiane, quali i Gonzaga, gli Este, i Medici. Anzi, con esse si misura, riproponendone le iconografie nel suo linguaggio. Né teme la competizione con il contemporaneo Albrecht Dürer, lui sì latore del cambiamento introdotto dall’Umanesimo, da cui viene profondamente influenzato nelle sue frequentazioni italiane.

Cranach, invece, si muove esclusivamente in ambito mittleuropeo, toccando tra 1502 e 1504 diversi centri artistici per giungere poi a Vienna. Ma è decisiva nella sua esperienza la chiamata a Wittemberg nel 1505 da parte di Federico il Saggio, con la carica di pittore di corte che manterrà fino alla morte. L’ambiente, privo di una consolidata tradizione artistica, ma vigorosamente influenzato dagli umanisti della giovane università, favorisce la formazione nella vivace bottega di Cranach di un canone figurativo che assurge presto al rango di regola pittorica in larga parte dell’Europa centro-orientale e che sopravvive a lungo oltre la scomparsa dello stesso artista.

Lo stile imprenditoriale con cui viene condotta la bottega, con l’ausilio di molti collaboratori, facilita l’acquisizione di un gran numero di commissioni. Soggetti religiosi e ritratti vengono prodotti in numerosi esemplari e con tecniche di serie. Se l’amicizia con Martin Lutero lo investe del ruolo di artista della Riforma, sono tuttavia i soggetti profani quelli che maggiormente vengono preferiti dal gusto spregiudicato dell’Umanesimo. Offrono un pretesto per la rappresentazione del nudo femminile filtrato attraverso le iconografie di Lucrezia, Eva, Venere. Motivi carichi di una sensualità anticlassica che trovano il loro perfetto equilibrio proprio nella dialettica con i canoni di opposto segno di cui è latore Tiziano. ( Fonte: www.exibart.com

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