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Dopo il giubileo del “pictor praestantissimus”, al secolo Michelangelo Merisi da Caravaggio, celebrato lo scorso anno tra squilli di trombe e rulli di tamburi per i quattro secoli dalla morte, cala a Roma il “pictor celeberrimus”. E’ il meno glorificato Lorenzo Lotto da Venezia, che da cinque secoli - era nato nel 1480 - si porta appresso la taccia di artista irrequieto, bizzarro, dalle intuizioni moderne, e il sospetto ingiusto di aver svicolato davanti al confronto con i grandi dell’epoca, da Raffaello a Tiziano.
60 dipinti
Le Scuderie del Quirinale, a Roma, accolgono una sessantina di dipinti del “celeberrimus”. Una trentina restaurati col provvido intervento di privati, per una spesa complessiva di 800mila euro. “Rischiavano - sono le parole del curatore della mostra, Giovanni Carlo Federico Villa - di fare la fine dei muri di Pompei”. Chissà che non siano fischiate le orecchie all’innocente, per definizione, ministro della Cultura.
Un genio non riconosciuto
L’orgia di superlativi si inquadra nell’irresistibile processo di spettacolarizzazione dell’arte. Per attirare masse recalcitranti, ad ogni esposizione si aggiunge un pimento forte. Il sostantivo genio viene distribuito con estrema generosità. Come per le nomination all’Oscar, l’immancabile Caravaggio ne è stato fregiato a più riprese. A Lotto, per ora, la nomination è stata risparmiata. Ma che possedesse una sua genialità, e una sua autonoma cifra artistica, è indubbio.
Questo vuole sottolineare la mostra romana. Centrata su alcuni momenti particolari dell’opera. Pale d’altare, polittici, opere di devozione privata, alcuni ritratti. Materiale indispensabile, sono ancora parole del curatore Villa, per “studiare la tecnica lottesca, caratterizzata da una forte sperimentazione”.
L’irrequieto
Ecco, la sperimentazione è il primo segno della genialità. E dell’irrequietezza, costantemente sottolineata nelle biografie dell’artista. Lotto, in effetti, ha un inizio sfolgorante a Treviso, e a venticinque anni è già celeberrimus. La celebrità, anche al superlativo, evidentemente non gli bastava. E il pittore si mise in giro per l’Italia. Arrivò anche a Roma, nel 1509, lavorò negli appartamenti di Giulio II. E, invece di schivare il confronto, collaborò con Raffaello con risultati notevoli.
Luminosità, inventiva e umorismo
Ma il terreno privilegiato d’azione restano il Veneto, la Lombardia e le Marche. Qui si muove tra Recanati, Ancona, Jesi e Loreto. Ha digerito le lezioni di Giorgione, Antonello da Messina e il Giambellino. Vi aggiunge di suo una sgargiante luminosità, l’inventiva e uno spiccato, quanto peculiare, umorismo. Non disgiunti da una profonda fede, che lo porterà al termine della vita ad entrare come oblato della Santa Casa di Loreto. Qualcuno scorge in lui pulsioni eretiche, ma Villa ne ricorda “l’animo profondamente religioso” e “lo stretto rapporto con i domenicani, che volevano una Chiesa vicina ai ceti più umili, anticipando temi della Controriforma”.
Una vita da povero
Il successo non gli portò mai, comunque, la prosperità economica. I suoi lavori nascevano spesso dall’urgenza di saldare un conto arretrato o dalla pressione di un padrone di casa, in attesa dell’affitto da oltre un anno. E sì che la quotazione dell’artista volava verso l’alto. Il polittico di san Domenico, a Recanati, gli fruttò la bellezza di 700 fiorini d’oro. Un compenso da divo hollywoodiano, se si considera che prevedeva anche una larga messe di benefit: vitto e alloggio in convento per sé l’aiutante.
In tour fino al 2012
Il progetto, di cui la mostra romana non è che un capitolo, è ampio e ambizioso. Si snoda, fino a tutto il 2012, su base territoriale; passa dunque per le zone d’elezione del pittore: Lombardia, Veneto, Marche. Le “Terre di Lotto” come un germe da cui dovrebbe scaturire un indotto per attività economiche e imprenditoriali, con restauri sul posto sotto l’occhio vigile delle Soprintendenze, proposte di itinerari culturali e turistici, studi scientifici e guide. E di sicuro, prima o poi, qualcuno gli appiccicherà le mostrine di genio. ( Fonte: www.ilsalvagente.it)
Autore: Giuliano Capecelatro
LORENZO LOTTO
Scuderie del Quirinale, Roma
ORARIO: Da domenica a giovedì 10-20.
Venerdì e sabato 10-22.30
(Chiusura della biglietteria un’ora prima).
BIGLIETTO: 10 euro. Ridotto 7.50.
Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratorio d'arte 0639967500; scuole 0639967200.